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Il MULSA, Museo di Storia dell'Agricoltura, ideato nel 1971 in occasione delle celebrazioni del centenario della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, si trova presso il castello visconteo Morando Bolognini a Sant'Angelo Lodigiano. È un museo narrativo ed espositivo, le cui sezioni sono scandite secondo la sequenza delle rivoluzioni tecnologiche che hanno caratterizzato la storia dell'agricoltura, dalle origini sino ai nostri giorni. Il Museo si propone di offrire una visione evolutiva dell’agricoltura, secondo principi etno-storico-archeologici, aiutando il visitatore a riflettere sul profondo significato di questa indispensabile attività umana. Oltre all'esposizione museale permanente, che raccoglie oltre 1200 pezzi esposti in 17 sale, alcuni dei quali provenienti da importanti musei nazionali come il Museo Nazionale L. Pigorini di Roma e Il Museo della Civiltà Romana, il MULSA possiede una biblioteca tematica, organizza seminari di studio, svolge attività di ricerca scientifica e divulgativa, anche attraverso il sito internet (www.mulsa.it) e una Newsletter mensile.

Piano della visita

Il museo è impostato secondo principi etno-storico-archeologici e le sue sezioni sono scandite secondo la periodizzazione basata sulla sequenza delle rivoluzioni tecnologico-agrarie che hanno caratterizzato la storia dell'agricoltura, focalizzando il contributo determinante delle civiltà extra-europee alla nostra agricoltura.

Viene così innanzitutto illustrata la nascita dell’agricoltura nel Vicino Oriente, dopo l’ultima glaciazione (10.000 circa a.C.), attraverso la prima rivoluzione tecnologica, quella del fuoco: l’incendio controllato della foresta e della boscaglia che, sviluppando la giovane vegetazione, incrementa anche la selvaggina.

Segue una successione di documentazioni tratte dalle incisioni rupestri preistoriche di Valcamonica (Brescia), lungo un arco di almeno 40 secoli, con riferimenti alla seconda rivoluzione, quella dell’orticoltura, poi alla terza rivoluzione, quella dell’introduzione dello aratro e del carro, e della loro evoluzione preistorica in Valcamonica.

 

Una successiva sezione è dedicata all’agricoltura presso gli Etruschi e i Romani. È agli Etruschi che si deve la diffusione della quarta rivoluzione, quella del ferro, il cui impiego potenziò l’efficacia degli strumenti già in uso e permise l’introduzione delle falci per la foraggicoltura.

La quinta rivoluzione, quella del perfezionamento dell’aratro mediante la sua trasformazione da simmetrico ad asimmetrico, e della sua dotazione di un carrello (o di un trampolo a ruota) e di un coltro, è evidenziata nella sezione dedicata alla evoluzione dell’aratro.

Segue il settore del risorgere dell’agricoltura durante il Medioevo (illustrato con la riproduzione delle splendide miniature quattrocentesche del De Predis, che descrivono le attività agricole nelle loro scadenze mensili), il Rinascimento e la catastazione di Maria Teresa in età moderna.

Un particolare rilievo è dato anche alla sesta rivoluzione, quella conseguente all’introduzione delle piante dal Nuovo Mondo (patate, mais ecc.). L’ultima sezione è dedicata alle grandi opere di bonifica ed alle strutture irrigue lodigiane. Inoltre, nel padiglione Emilio Morandi e nel cortile, si possono vedere macchine agricole della prima industrializzazione dell'agricoltura (settima rivoluzione tecnologica): trattori, trebbiatrici (con alcune delle quali si sono svolte manifestazioni di trebbiatura autentica) e numerose altre.

Nel settore dedicato all’agricoltura tradizionale, un ampio rilievo è dato alle grandi cascine della Bassa Padana, illustrando i cicli della praticoltura, dei cereali (frumento, mais, riso), la stalla, il caseificio, nonché le botteghe del falegname-carraio, fabbro-maniscalco, sellaio. In due stanze sono ricostruiti i poveri ambienti domestici dei salariati agricoli: la cucina e la camera da letto.

 

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